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TT San Marco, dalla massima serie a Pordenone alla ripartenza a Sacile

TT San Marco, dalla massima serie a Pordenone alla ripartenza a Sacile

Il Tennistavolo San Marco Pordenone è nato 50 anni fa e ha vissuto momenti di alti, come la partecipazione alla serie A1, e di bassi. Per qualche anno ha anche sostanzialmente interrotto l’attività agonistica, pur rimanendo affiliata alla FITeT. L’ultima rinascita coincide con il trasferimento a Sacile e la ripartenza grazie all’impegno di Paolo Della Libera, Paolo Bettuzzi e Luigi Pittini. L’attuale presidente è Reno Sellan e  il suo vice, nonché tecnico e giocatore, è Della Libera.

Ciao Paolo, considerata la lunga militanza della società, non si può non definirla storica.

«In effetti la San Marco è stata capace, nonostante le difficoltà, di attraversare i decenni e di scrivere pagine importanti nella storia pongistica del Friuli Venezia Giulia e non solo. Il primo campionato fu quello del 1972/1973, in serie D, con in campo Brunetta, Bellavitis e Gasparotto, che riuscirono ad arrivare secondi nel girone. Due stagioni dopo il primo posto fruttò la promozione in C e regalò a Pordenone il primo campionato nazionale. Nel 1975 la San Marco confluì nella Polisportiva Edera. Nel 1975/76 arrivò la retrocessione e fra il 1977 e il 1982 l’Edera continuò a disputare la D e i vari tornei locali e regionale. La tendenza stava per cambiare e il 1983/84 fu il trampolino verso un periodo di successi».

Quali furono?

«Il primo fu il ritorno in C e nel 1984/85 ci fu la salita in B2. Il terzo salto consecutivo portò l’Edera-San Marco in B1. Nei due anni successivi la squadra conservò la categoria, per poi proiettarsi, nel 1988/89 addirittura in A2. Nel 1989 vennero unite le due società Edera e San Lorenzo sotto la bandiera della San Marco che riacquisì la sua denominazione originale. L’escalation non era ancora terminata e nel 1990 il secondo posto alla prima partecipazione in seconda serie, grazie a una rinuncia, valse l’ammissione alla A1. Il 1990/91, con in campo Davide Infantolino, Darijan Vizjak, Lucio Saltarini e Luca Urizio, fu caratterizzato da un ottimo quinto posto, che consentì la partecipazione alla coppa europea ETTU Nancy Evans. L’anno successivo, in cui furono schierati Infantolino, Dimitri Levenko e Gionata Poli, oltre a Gianni Olivo, Stefano Vai e Luigi Pittini, si concluse con la retrocessione».

Cosa accadde dopo?

«Lo sponsor principale lasciò la squadra e la mancanza di sostegno economico obbligò la San Marco ad abbandonare la serie A2. La società disputò quindi, con una squadra di giovani, la B2 nel 1992/93, conquistando un onorevole terzo posto. Nel campionato 1993/94 si classificò seconda, ma grazie a un ripescaggio rientrò in B1, dove ottenne la salvezza. L’uscita anche dell’ultimo sponsor fece precipitare la situazione e nella stagione 1995/96 la San Marco, nonostante il mantenimento della B1, per problemi di bilancio dovette cedere la prima squadra a un’associazione udinese. Dal 1996 al 1998 si fece qualche campionato minore con le seconde linee. Gli anni ’90 sono stati quelli in cui anch’io ho giocato per la società. Poi il Comune ha iniziato a fare dei lavori al Palazzetto e ce lo ha tolto. Dopo un paio di stagioni d’inattività, vedendo che non c’erano margini di recupero, sono stato tesserato per circa un decennio con il San Giovanni Settimo, poi sono passato al San Giorgio Porcia».

Cosa ha innescato la ripresa?

«Nel 2006 proprio l’aiuto della Polisportiva San Giorgio, che ha allestito una squadra con la San Marco, per farla ripartire, ha permesso di diradare le nubi all’orizzonte. Ci sono state un paio di promozioni, con la conseguente riconquista della C1. Quando quella compagine ha rischiato di essere abbandonata di nuovo al suo destino, siamo subentrarti io e Luigi Pittini, come giocatori, e Paolo Bettuzzi, come dirigente, e l’abbiamo portata a Sacile. Nel 2013/2014 abbiamo disputato la C1 io, Pittini, Riccardo Melandri, Paolo Mian e Massimiliano Fummi e siamo retrocessi. L’anno dopo, con l’inserimento di Simone Bertoli, abbiamo fatto la C2 e io, Mian e Pittini abbiamo partecipato anche alla A2 Veterani. Ci siamo dati anche da fare per incrementare i ranghi e da una manciata di atleti in pochi anni siamo diventati più di quaranta. Nel 2018/2019, con Bertoli, Fummi e Oscar Dal Fabbro, siamo stati promossi in C1, che avrebbe dovuto essere il nostro campionato di quest’anno».

Perché usi il condizionale?

«Perché ci siamo avvalsi della opportunità che è stata concessa dalla Federazione e abbiamo rinunciato, mantenendo il diritto per la prossima stagione. Abbiamo voluto privilegiare la sicurezza e la salute, essendo noi per lo più professionisti che dipendono dal loro lavoro. Non avremmo avuto neppure la certezza dell’impianto, che è chiuso dal mese di ottobre. Abbiamo deciso a malincuore, perché avevamo creato una squadra competitiva, con Stefano Bornia, Erich Schuster, Giuseppe Granzotto, Fummi e me. Per quanto riguarda i campionati regionali, vedremo se e in quali condizioni partiranno. Avremmo una compagine in D1, una in D2 e una in D3 e nel settore femminile una in C. Sarebbe il primo team di donne, composto da Angelica Parrilli e da

Come si svolgono i vostri allenamenti a causa del COVID-19?

«Avendo dovuto ridurre i tavoli a disposizione da sei a tre, abbiamo aumentato i giorni nel corso della settimana, nei quali organizzare, su prenotazione, i tre turni, dalle ore 17,30 alle 19, dalle 19 alle 20,30 e dalle 20,30 alle 22. A seguire l’attività sono soprattutto io, che sono tecnico di primo livello e sto frequentando il corso di secondo. Quest’anno, come detto, abbiamo tesserato Schuster, che è tecnico di terzo livello, e stiamo allestendo un giorno alla settimana un corso con lui, per chi abbia piacere di perfezionare il proprio gioco. Con noi collaborano poi Angelica Parrilli e Marco Pastore, che sono tecnici di base».

Quali sono i vostri giovani più interessanti?

«Andrea Dorigo, classe 2007, e Matteo Molinari, del 2006, che sono il n. 16 e il n. 17 degli Allievi in Regione. Li affideremo a Schuster, che, in virtù della sua grande esperienza internazionale, sarà in grado di farli crescere al meglio. Assieme a loro abbiamo Davide Costalunga, il n. 18 degli Juniores. Il più giovane fra i ragazzi promettenti è il classe 2010 Luca Merlo».

Sei soddisfatto di ciò che avete costruito in questi sette anni?

«Si perché quanto siamo partiti qui a Sacile avevamo tre tavoli non omologati, alcune transenne e molta voglia di giocare. Il mio compito è stato fin da subito di trovare una palestra nella quale giocare le partite. Poi ci siamo dovuti comprare di tasca nostra il primo tavolo omologato, per disputare il campionato. Con calma e buona volontà abbiamo cercato di far lievitare un po’ il numero dei tesserati e dunque anche delle quote. Ora siamo arrivati ad avere una decina di tavoli nuovi, abbiamo le attrezzature e anche gli atleti. Ho anche creato un bel gruppo di consiglieri, composto da Fabio Cencioni, Luciano Merlo e Michele Calderan, che mi aiuta nella gestione della società. Gli ultimi acquisti fra i dirigenti sono Giorgio Salomoni e Sante Vanzella, due tesserati in pensione che si sono messi a disposizione. Assieme a me e a Fummi, entrambi hanno anche frequentato il corso per Aspiranti Giudici Arbitri».

Quale sarà il prossimo passaggio?

«Il mio obiettivo è di trovare una palestra comunale qui a Sacile o nei comuni limitrofi, in modo da concentrare gli allenamenti e le partite nella stessa sede. L’Olympia’s Center, essendo una struttura privata, è molto curata qualitativamente, però le dimensioni delle sale che possiamo utilizzare ci permettono di montare solo un campo gara per sala. Avremmo bisogno di spazi maggiori, nei quali riunire tutte le gare casalinghe dei campionati nello stesso giorno e magari poter anche organizzare dei tornei. Avendo raggiunto le condizioni per camminare con le nostre gambe, vorremmo farlo bene».

La Scuola di Tennistavolo rientra in questo progetto di salto di qualità che volete garantire alla società?

«Ho frequentato il corso dei formatori federali con Vanzella e ho compreso l’importanza di rafforzare la nostra struttura interna, affrancandola dalla mia abitudine iniziale, che era quella di fare un po’ tutto da solo. Avere delle persone di fiducia sgrava da una serie di incombenze e rende il lavoro di tutti molto più produttivo. Certamente dai tutor ho anche ricevuto spunti molto interessanti sulla migliore gestione dei tempi e degli spazi, sull’approccio da adottare nei confronti di coloro che vengano in palestra alla ricerca di un servizio, sul ruolo dell’allenamento del fisico e anche della mente e sull’importanza di coinvolgere persone che abbiamo una formazione nel settore delle Scienze Motorie. Sono tutti aspetti che distinguono un semplice club da un centro nel quale la qualità e la professionalità siano in grado di fare la differenza. Le idee sono molte e stiamo facendo il possibile per metterle in pratica gradualmente».

A chi vi rivolgerete?

«Avremo un occhio di riguardo nei confronti del settore giovanile e da questo punto di vista dovremo impegnarci in una direzione come l’ingresso nelle scuole, verso la quale in questi anni non abbiamo avuto tempo e risorse da dedicare. Una condizione preliminare fondamentale, però, per potenziare la nostra promozione sarebbe di avere a disposizione un impianto più funzionale. Detto questo, non distoglieremo lo sguardo dai nostri tesserati adulti e dagli amatori, che spesso, proprio osservando i giovani, ricevono lo stimolo per desiderare di progredire anche loro e non solo di divertirsi. Il traguardo che ho sempre avuto in mente è stato di creare un gruppo di atleti di valore, capace di renderci autosufficienti anche nei campionati più qualificati. L’anno scorso avevamo 43 tesserati e, a eccezione di poche unità, erano tutti nati nella realtà locale di Sacile. Si tratta di un risultato che mi inorgoglisce, come anche il fatto che alcuni amatori abbiano rinnovato la quota associativa, anche se al momento non possono allenarsi. Hanno a cuore la sorte della società e ne sono felice».

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